Uno strumento per prevenire gli allontanamenti
precoci dei MSNA dai centri di accoglienza
Negli ultimi mesi, nel territorio di Cosenza e Cariati (CS), e in generale su tutto il territorio nazionale, un fenomeno preoccupante ha allarmato gli attori del mondo dell’accoglienza: la crescita esponenziale di minori stranieri non accompagnati (MSNA) che fuggono dai centri di primissima accoglienza, spesso nelle prime ore o nei primi giorni dall’ingresso.
È bene specificare da subito che l’allontanamento precoce non nasce quasi mai da un rifiuto dell’accoglienza in sé, ma da un insieme di fattori che rendono la partenza più credibile della permanenza.
Molti minori arrivano con una destinazione già immaginata prima ancora di sbarcare in Italia: hanno familiari o connazionali in altre città o Paesi europei, informazioni raccolte durante il viaggio, aspettative della famiglia da soddisfare, talvolta debiti da restituire o pressioni esercitate da intermediari che hanno organizzato il percorso migratorio.
Per affrontare il fenomeno, Fo.Co., soggetto responsabile del progetto FAMI Prog-36 “Sarepta” per l’accoglienza di 50 MSNA nelle strutture di Cosenza e Cariati, ha promosso il 27 luglio 2026 un confronto tecnico-operativo che ha coinvolto enti del Terzo Settore, istituzioni, forze dell’ordine, organizzazioni per la protezione dell’infanzia (tra cui UNICEF Italia e Save the Children), la rete anti-tratta, mediatori linguistico-culturali e rappresentanti delle comunità della diaspora somala, eritrea e sudanese.
Da questo confronto è emersa la ferma volontà, da parte di tutte le parti presenti, di intervenire fattivamente per arginare il fenomeno con uno strumento “di sintesi” rispetto a procedure già esistenti ma la cui applicazione è spesso slegata e approssimativa, uno strumento innovativo che utilizza un nuovo approccio: non più sorveglianza o passività, ma una presa in carico esplicita, una comunicazione efficace e un accompagnamento che riconosca la maturità del minore senza mai rinunciare alla responsabilità di protezione degli adulti.
Le prime ore di accoglienza sono infatti decisive: un minore che non riceve informazioni chiare, che non riconosce un adulto responsabile o che percepisce la struttura come ostile è più esposto al rischio di allontanarsi verso percorsi non sicuri, reti informali o situazioni di sfruttamento. Investire su comunicazione, ascolto e presa in carico nominativa significa, prima di tutto, proteggere davvero i minori più vulnerabili.
In seguito alla sua applicazione a uno o più progetti pilota e all’impatto registrato sul numero degli allontanamenti, il metodo ha l’ambizione di diventare un modello di riferimento e applicabile su larga scala.
Può essere sintetizzato in 5 punti:
- Riconoscere la pluralità della maturità del minore
Età, sviluppo biologico, maturità percepita dal minore e maturità costruita dall’esperienza (lavoro, viaggio, responsabilità familiari) vanno considerate insieme, senza ridurle a un’unica etichetta.
- Comunicare in modo adulto e comprensibile
Il linguaggio verso il minore deve essere chiaro, concreto e rispettoso — mai infantile o paternalistico — e la comprensione va sempre verificata con domande aperte e mediazione linguistico-culturale.
- Esplicitare la presa in carico
Il minore deve sapere fin da subito chi sono gli operatori (non forze dell’ordine), perché è stato affidato alla struttura e quale adulto responsabile può contattare.
- Distinguere contenimento e coercizione
Regole condivise su uscite, orari e accompagnamento sono strumenti di protezione temporanea, mai misure punitive: niente minacce, trattenimenti fisici o restrizioni improprie.
- Trasformare le famiglie in alleate della protezione
Il contatto dei responsabili del centro con i familiari del minore non serve solo a rassicurare, ma a costruire un’alleanza che sostenga la permanenza in sicurezza e scoraggi partenze non concordate.
In sostanza prevenire l’allontanamento dei minori stranieri in accoglienza non significa trattenerli. Significa rendere la presa in carico comprensibile, tempestiva e credibile; riconoscere l’autonomia del minore senza rinunciare al dovere di protezione; costruire limiti chiari, relazioni affidabili e alternative sicure prima che la partenza diventi l’unica opzione percepita.
L’incontro è stato organizzato nell’ambito delle attività legate al progetto FAMI Prog-36 “Sarepta” (Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2021/2027) del Ministero dell’Interno, co-finanziato dall’Unione Europea.


